La strega non è mai stata innocente. Neanche quando bruciava sul rogo.
Nel 2026, le streghe sono tornate al centro dell’horror — nei libri, nel cinema, nel dibattito culturale. Ma l’archetipo è doppio, contraddittorio, irriducibile a una sola figura. Capire la differenza tra le due streghe è capire qualcosa di fondamentale su come il gotico usa il corpo femminile per fare paura.
Due Donne, un Rogo: il Confronto
La prima strega è la vittima. Giovane o vecchia, accusata o colpevole, muore per le paure degli altri. È Abigail Williams in Il crogiuolo di Arthur Miller — o meglio, è la donna che Abigail accusa. Il rogo è reale. Il crimine è immaginato.
La seconda strega è la predatrice. Non aspetta di essere giudicata. Seduce, trasforma, sceglie le sue vittime con precisione chirurgica. È Lamia di Keats, che abbandona la propria forma serpentina per indossare la bellezza come un’arma. È la Circe di Madeline Miller, che trasforma gli uomini in maiali non per crudeltà ma per autodifesa.
Queste due figure vivono in tensione costante nella letteratura gotica. Non si escludono a vicenda — spesso abitano lo stesso testo, a volte lo stesso personaggio. La tensione tra di loro è ciò che rende l’archetipo della strega così durevole.
Il confronto non è mai risolto. È questo il punto. La strega gotica è potente proprio perché non si decide: vittima o predatrice, innocente o colpevole, da temere o da desiderare.
La Strega come Vittima: Paura del Potere Femminile
I processi per stregoneria del XVII secolo non erano cacce alla magia. Erano cacce al potere non autorizzato. Le donne accusate di stregoneria erano spesso erboriste, levatrici, vedove con proprietà — donne che sapevano cose che gli uomini non sapevano, o che possedevano risorse che gli uomini volevano.
Matthew Hopkins, il “Cacciatore di Streghe Generale” dell’Inghilterra del 1640, identificò oltre trecento streghe in due anni. Il suo metodo era semplice: denunciare, torturare, confessare. La strega-vittima non è una figura letteraria astratta. Ha una storia concreta, documentata, fatta di nomi e date.
Il gotico letterario del XIX secolo riprese questa figura e la amplificò. In La lettera scarlatta di Hawthorne, Hester Prynne porta il segno della vergogna come una corona rovesciata. Non è una strega — ma la comunità la tratta come tale. Il meccanismo è identico: isolare la donna che non si conforma, renderla visibile, usare quella visibilità come punizione.
La forza di questo archetipo è che continua a risuonare. I nuovi romanzi horror gotici del 2026 tornano su questo territorio con una frequenza che non è casuale. La strega-vittima parla di qualcosa che non è ancora risolto.
La Strega come Predatrice: Seduzione e Terrore
Poi c’è l’altra strega. Quella che non aspetta il rogo. Quella che ha scelto.
Lamia di Keats (1820) è il punto di svolta nella letteratura inglese. Una creatura semi-divina che abbandona la propria natura per amare un mortale — ma che non rinuncia mai al proprio potere. Il filosofo Apollonio la smaschereà alle nozze, e lei si dissolve. Non muore per volontà altrui. Si ritira.
Carmilla di Sheridan Le Fanu (1872) porta questo archetipo al suo culmine erotico e gotico. La vampira predatrice che seduce Laura è anche, ambiguamente, sincera nel suo affetto. Il terrore di Carmilla non viene dalla sua crudeltà ma dalla sua ambivalenza. Non sai mai se ti sta amando o uccidendo. Probabilmente entrambe le cose.
“In amore, il confine tra possesso e distruzione non è mai dove pensiamo che sia.”
Questa ambivalenza è il nucleo dell’horrormance gotico. La strega-predatrice non è semplicemente malvagia — sarebbe troppo semplice. È potente, desiderabile e pericolosa nello stesso momento. Il terrore che genera non è il terrore della morte. È il terrore di volere ciò che potrebbe distruggerti.
Il Corpo come Arma: Erotismo e Terrore
La strega gotica usa il corpo come strumento di potere in entrambe le direzioni. Nella versione-vittima, il corpo viene esposto e punito — il rogo è un atto di controllo fisico sul femminile che si ribella. Nella versione-predatrice, il corpo diventa l’arma stessa: la bellezza come trappola, la seduzione come caccia.
Keats scrisse Lamia come una figura di bellezza autentica — la sua forma umana è reale, non un inganno. È Apollonio, il filosofo razionale, a distruggerla con la sua certezza. C’è una critica al razionalismo nel poema che spesso viene ignorata: il pensiero scientifico uccide ciò che non riesce a classificare.
Il dark academia contemporaneo ha ripreso questa tensione con grande vigore. La strega-studiosa che usa la conoscenza come potere, che frequenta biblioteche notturne e sa cose che gli altri non sanno — questa figura ha conquistato BookTok e Instagram precisamente perché il suo potere è intellettuale prima ancora che magico.
Il corpo della strega, in entrambi gli archetipi, è un campo di battaglia. Chi decide cosa può fare con quel corpo? Chi determina se quel potere è legittimo o pericoloso? La strega gotica pone queste domande da secoli. Nel 2026, continuano ad essere le domande più urgenti.
Le Streghe nel 2026: il Ritorno Consapevole
Nel 2026, la strega è tornata protagonista dell’horror con una consapevolezza nuova. Non è più solo vittima né solo predatrice. I romanzi e i film di quest’anno propongono streghe che conoscono entrambi i ruoli e scelgono consapevolmente quale abitare.
Dollface di Lindy Ryan, uscito all’inizio del 2026, porta il femminile gotico nell’era dei social media. La strega qui è visibilissima — non nascosta, non perseguitata, ma presente e pericolosa in piena luce. La visibilità, che era la punizione della strega-vittima, diventa la sua arma più efficace.
Questa trasformazione è significativa. La strega del gotico classico operava nell’ombra, nella foresta, ai margini della comunità. La strega del 2026 opera in pubblico, con un profilo verificato e un milione di follower. Il terrore che genera è diverso — ma non minore.
I nuovi modelli del gotico femminile condividono questo tratto: il potere non più nascosto, non più scusato, non più spiegato come una maledizione subita. È scelto. È rivendicato. E per questo spaventa ancora di più.
Xyl’khorrath e la Strega: Seduzione Cosmica
In Il Bordello delle Ombre, l’entità cosmica Xyl’khorrath non ha una forma fissa. Si adatta. Si avvicina nella forma che più vulnerabilizza la sua vittima. Per Alex, nella Amsterdam degli anni ’80, quella forma è spesso femminile, spesso seducente, spesso al confine tra ciò che vuole e ciò che teme.
Xyl’khorrath è la predatrice assoluta. Non ha le ambivalenze di Carmilla, non ha il rimpianto di Lamia. Ha solo fame. Ma usa gli stessi strumenti che la strega gotica ha sempre usato: la bellezza, il desiderio, il confine poroso tra piacere e pericolo.
Jan Willem Koster costruì l’entità attingendo consapevolmente a questa tradizione. Il bordello è uno spazio liminale — come la casa della strega ai margini del villaggio — dove le regole normali non si applicano. Chi ci entra, come Alex, non esce mai del tutto uguale a prima.
La strega gotica e l’entità cosmica condividono qualcosa di essenziale: entrambe ci costringono a fare i conti con ciò che desideriamo e che non dovremmo desiderare. Il confine tra loro è sottile. Il bordello di Koster sta esattamente su quel confine — e non si decide mai da quale parte cadere.
Amsterdam, 1983. Un uomo sogna un bordello impossibile. E il bordello sogna lui.
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